04/06/2009 -
PECHINO SILENZIA LA RETE CINESE
Roma - Pechino ha staccato la spina: il silenzio deve calare sulla rete cinese, nessuno deve poter manifestare il proprio pensiero nella ricorrenza dei fatti di piazza Tienanmen. Nessuno deve poter scuotere i propri concittadini né comunicare con i netizen che non risiedono in Cina.
Le autorità della Repubblica Popolare hanno innescato gli ingranaggi della Grande Muraglia Digitale: si affollano le segnalazioni, si levano le voci di dissenso. Ad essere bloccati a fasi alterne sono strumenti di comunicazione come Twitter, Hotmail e Windows Live, piattaforme sulle quali si intessono relazioni e si condividono contenuti come Blogger, Flickr e YouTube, peraltro da sempre accessibili a singhiozzo, ma anche gatekeeper come il neonato Bing. Fonti di informazione da sempre monitorate come BBC e il Financial Times sono state epurate delle pagine che sfiorano gli eventi accaduti 20 anni fa.
Le autorità di Pechino riterrebbero troppo rischioso concedere voce alle manifestazioni del pensiero dei cittadini, liberi di formare il proprio pensiero attingendo a commenti e commemorazioni e liberi di esprimere le proprie idee, spunti di sovversione per cittadini istruiti dai media ufficiali. È così che un'operazione massiccia di silenziamento è stata avviata dalle scorse ore, senza che le autorità esprimessero giustificazione alcuna.
Non è dato sapere come Pechino stia azzittendo la rete cinese, non è dato sapere se stia operando con la collaborazione dei colossi della rete o se stia innescando barriere a livello delle infrastrutture di connettività.
Certo è, invece, che i netizen stanno reagendo per tornare a guadagnarsi la possibilità di leggere e scrivere la rete. Si affollano i suggerimenti, le guide anticensura, le richieste: il sito dedicato a TOR è irraggiungibile in numerose aree della Cina, ma gli utenti si industriano per suggerire ai concittadini strumenti che sappiano aggirare i blocchi imposti dal governo. Propongono di mimetizzarsi in VPN, mentre si è chiesto e ottenuto che Twitter utilizzasse il protocollo http secure. La rete non smette dunque di dialogare: Twitter ospita flussi di cinguettii cartalogati con gli hashtag #GFW (vale a dire Great Firewall) e #Fuck GFW, i cittadini della rete ricorrono a stratagemmi come l'uso di immagini in luogo del testo, per evitare che le parole che le autorità ritengono sobillatorie inneschino i setacci.
Fonte: Puntoinformatico - Gaia Bottà
Le autorità della Repubblica Popolare hanno innescato gli ingranaggi della Grande Muraglia Digitale: si affollano le segnalazioni, si levano le voci di dissenso. Ad essere bloccati a fasi alterne sono strumenti di comunicazione come Twitter, Hotmail e Windows Live, piattaforme sulle quali si intessono relazioni e si condividono contenuti come Blogger, Flickr e YouTube, peraltro da sempre accessibili a singhiozzo, ma anche gatekeeper come il neonato Bing. Fonti di informazione da sempre monitorate come BBC e il Financial Times sono state epurate delle pagine che sfiorano gli eventi accaduti 20 anni fa.
Le autorità di Pechino riterrebbero troppo rischioso concedere voce alle manifestazioni del pensiero dei cittadini, liberi di formare il proprio pensiero attingendo a commenti e commemorazioni e liberi di esprimere le proprie idee, spunti di sovversione per cittadini istruiti dai media ufficiali. È così che un'operazione massiccia di silenziamento è stata avviata dalle scorse ore, senza che le autorità esprimessero giustificazione alcuna.
Non è dato sapere come Pechino stia azzittendo la rete cinese, non è dato sapere se stia operando con la collaborazione dei colossi della rete o se stia innescando barriere a livello delle infrastrutture di connettività.
Certo è, invece, che i netizen stanno reagendo per tornare a guadagnarsi la possibilità di leggere e scrivere la rete. Si affollano i suggerimenti, le guide anticensura, le richieste: il sito dedicato a TOR è irraggiungibile in numerose aree della Cina, ma gli utenti si industriano per suggerire ai concittadini strumenti che sappiano aggirare i blocchi imposti dal governo. Propongono di mimetizzarsi in VPN, mentre si è chiesto e ottenuto che Twitter utilizzasse il protocollo http secure. La rete non smette dunque di dialogare: Twitter ospita flussi di cinguettii cartalogati con gli hashtag #GFW (vale a dire Great Firewall) e #Fuck GFW, i cittadini della rete ricorrono a stratagemmi come l'uso di immagini in luogo del testo, per evitare che le parole che le autorità ritengono sobillatorie inneschino i setacci.
Fonte: Puntoinformatico - Gaia Bottà
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