07/08/2009 -
IL GIOVEDÌ NERO DEI SOCIAL NETWORK
Conclusosi il moderato psicodramma provocato dall'attacco a Twitter e ad altri siti di social networking come Facebook e LiveJournal, gli sforzi sono ora concentrati nel cercare di capire cosa sia successo in realtà. Le ipotesi si moltiplicano, così come i dubbi sulla effettiva maturità in quanto a sicurezza della piattaforma di micro-messaging più usata, e sulla fragilità dei network più popolosi usati come infrastruttura di comunicazione da aziende e privati.
Come evidenziato da più parti, Twitter è stato certamente l'epicentro di un attacco DDoS dalla portata non comune, un attacco che secondo il ricercatore di Packet Clearing House Bill Woodcock si sarebbe fatto sentire anche sui server di Google (nella fattispecie quelli di YouTube) e LiveJournal tra gli altri. La situazione è tuttora confusa e i rapporti non sono concordi nel definire la durata dell'attacco, misurata alternativamente in qualche ora o in un'intera giornata.
Secondo quanto sostiene Woodcock, il DDoS non avrebbe origine da una botnet di PC zombi istruiti per ingolfare i server con un numero irrisolvibile di query, quanto piuttosto da un'operazione di spam in cui le email spazzatura contenevano link a Twitter e agli altri siti, aprendo i quali si è scatenato il sovraccarico che ha letteralmente mandato in tilt i social network.
L'ipotesi spam viene raccolta e rilanciata dalla società di sicurezza Lumension Security, che per bocca del ricercatore Paul Henry parla del DDoS come effetto della diffusione di una nuova variante di Koobface, malware già da tempo in circolazione che ha sempre dimostrato una particolare predilezione per il social networking. "Questo malware sta utilizzando messaggi sia su Twitter che su Facebook per spedire inviti pensati per attirare potenziali vittime verso pagine web di rogue antivirus - scrive Henry sul blog della società - L'ipotesi è che l'assalto di messaggi fasulli usati per attirare gli utenti verso pagine web malevole stia in pratica sovraccaricano Twitter".
Accanto all'ipotesi cyber-crimine c'è però chi offre spiegazioni diverse: Woodcock sostiene di aver raccolto indizi sufficienti per stabilire che l'attacco è partito dalla zona dell'Abkhazia, animata da un desiderio indipendentista osteggiato dalla Georgia ma appoggiato dalla Russia. Il DDoS sarebbe insomma la continuazione del perdurante scontro cyber-politico tra le autorità georgiane e quelle russe per il controllo della regione affacciata sul Mar Nero.
Gli esperti di sicurezza evidenziano la differenza di impatto sui diversi siti interessati, additando la "giovane" startup Twitter come esempio di scarsa matuirtà in quanto a sistemi di sicurezza ideati proprio per ridurre le conseguenze di un tentativo di DDoS. Il resto dei grandi player di rete, Google, Facebook e altri, sarebbe molto più attrezzato in casi del genere riuscendo a mitigare gli effetti dell'attacco sul medio periodo, mentre Twitter continua a fare da maglia nera della sicurezza nell'ambito dei social network più popolari.
In ultima istanza, su Wired si fa un'ulteriore speculazione sulla natura dell'attacco anti-Twitter, segno di tempi in cui i tentativi di DDoS si sono evoluti passando da un "semplice" hobby per cracker desiderosi di fama a forma di estorsione e ricatto verso le dot.com più affermate (Amazon, Yahoo!, eBay e altre), arrivando infine a pratica dalla natura sfuggente con motivazioni non necessariamente razionali (come il riscatto di cui sopra): dove ai professionisti del cyber-crimine, passati a obiettivi di più basso profilo e maggior profittabilità, sarebbe subentrata una galassia comprendente un po' di tutto, dai criminali-wannabe in vena di esperimenti, ai personaggi più sinistri e difficili da inquadrare con precisione.
Alfonso Maruccia
Fonte: Punto Informatico
Come evidenziato da più parti, Twitter è stato certamente l'epicentro di un attacco DDoS dalla portata non comune, un attacco che secondo il ricercatore di Packet Clearing House Bill Woodcock si sarebbe fatto sentire anche sui server di Google (nella fattispecie quelli di YouTube) e LiveJournal tra gli altri. La situazione è tuttora confusa e i rapporti non sono concordi nel definire la durata dell'attacco, misurata alternativamente in qualche ora o in un'intera giornata.
Secondo quanto sostiene Woodcock, il DDoS non avrebbe origine da una botnet di PC zombi istruiti per ingolfare i server con un numero irrisolvibile di query, quanto piuttosto da un'operazione di spam in cui le email spazzatura contenevano link a Twitter e agli altri siti, aprendo i quali si è scatenato il sovraccarico che ha letteralmente mandato in tilt i social network.
L'ipotesi spam viene raccolta e rilanciata dalla società di sicurezza Lumension Security, che per bocca del ricercatore Paul Henry parla del DDoS come effetto della diffusione di una nuova variante di Koobface, malware già da tempo in circolazione che ha sempre dimostrato una particolare predilezione per il social networking. "Questo malware sta utilizzando messaggi sia su Twitter che su Facebook per spedire inviti pensati per attirare potenziali vittime verso pagine web di rogue antivirus - scrive Henry sul blog della società - L'ipotesi è che l'assalto di messaggi fasulli usati per attirare gli utenti verso pagine web malevole stia in pratica sovraccaricano Twitter".
Accanto all'ipotesi cyber-crimine c'è però chi offre spiegazioni diverse: Woodcock sostiene di aver raccolto indizi sufficienti per stabilire che l'attacco è partito dalla zona dell'Abkhazia, animata da un desiderio indipendentista osteggiato dalla Georgia ma appoggiato dalla Russia. Il DDoS sarebbe insomma la continuazione del perdurante scontro cyber-politico tra le autorità georgiane e quelle russe per il controllo della regione affacciata sul Mar Nero.
Gli esperti di sicurezza evidenziano la differenza di impatto sui diversi siti interessati, additando la "giovane" startup Twitter come esempio di scarsa matuirtà in quanto a sistemi di sicurezza ideati proprio per ridurre le conseguenze di un tentativo di DDoS. Il resto dei grandi player di rete, Google, Facebook e altri, sarebbe molto più attrezzato in casi del genere riuscendo a mitigare gli effetti dell'attacco sul medio periodo, mentre Twitter continua a fare da maglia nera della sicurezza nell'ambito dei social network più popolari.
In ultima istanza, su Wired si fa un'ulteriore speculazione sulla natura dell'attacco anti-Twitter, segno di tempi in cui i tentativi di DDoS si sono evoluti passando da un "semplice" hobby per cracker desiderosi di fama a forma di estorsione e ricatto verso le dot.com più affermate (Amazon, Yahoo!, eBay e altre), arrivando infine a pratica dalla natura sfuggente con motivazioni non necessariamente razionali (come il riscatto di cui sopra): dove ai professionisti del cyber-crimine, passati a obiettivi di più basso profilo e maggior profittabilità, sarebbe subentrata una galassia comprendente un po' di tutto, dai criminali-wannabe in vena di esperimenti, ai personaggi più sinistri e difficili da inquadrare con precisione.
Alfonso Maruccia
Fonte: Punto Informatico
-
news...
-
03/09/2010
Fastweb, colazione con la superfibra -
24/08/2010
Intel Atom, è il momento del dual-core -
17/08/2010
Wired e la morte del Web -
13/08/2010
Google dice, Google fa -
06/08/2010
Microsoft, martedì di patch da record -
02/08/2010
iPhone 4, prova sul campo -
30/07/2010
PEC tre mesi dopo -
26/07/2010
Wikileaks e i diari della guerra -
23/07/2010
India, un tablet da 35 dollari -
21/07/2010
Mozilla cura Firefox e Thunderbird -
16/07/2010
Intel, ecco le imminenti CPU next-gen -
14/07/2010
Utenti di Windows XP? Patch now! -
12/07/2010
Telecom, licenziamenti in vista -
08/07/2010
Microsoft, tool gratis per lo sviluppo web -
06/07/2010
Africa, connettività fresca -
02/07/2010
PEC, o ci sei o ci sei -
25/06/2010
Cassazione: modificare le console e' reato -
10/06/2010
Google: i governi fermino la Cina -
26/05/2010
Sicurezza, l'erede del phishing -
19/05/2010
Zynga e Facebook, 5 di questi anni -
17/05/2010
YouTube, due miliardi di questi video -
05/05/2010
Nuovi Atom, tutte le specifiche -
30/04/2010
Twitter e i cinque gradi di separazione -
23/04/2010
Street View, Google mappa anche il WiFi -
21/04/2010
Facebook: basta dieta, pensiamo al search -
16/04/2010
Cenere e motori, perché lo stop ai voli -
12/04/2010
iPhone, sviluppatori in rivolta? -
08/04/2010
iPad, primo contatto -
06/04/2010
iPad esordisce, applausi del pubblico -
29/03/2010
Italia, innovazione in retromarcia -
29/03/2010
Facebook, nuovo giro di privacy -
26/03/2010
Parigi, una legge per dimenticare -
16/03/2010
Un orizzonte da assaporare, con la lingua -
15/03/2010
Nuova Zelanda, avere un filtro e non sentirlo -
12/03/2010
USA, banda larga in dirittura d'arrivo -
05/03/2010
IBM completa il suo kit di nanofotonica -
01/03/2010
USA, Internet è informazione -
25/02/2010
Consigli l'open? Sei nemico del copyright -
19/02/2010
UE, via libera al browser libero -
16/02/2010
Italia.it, problemi per la traduzione -
12/02/2010
Microsoft torna a caccia di pirati -
18/01/2010
Class action, Skype si salva in corner -
14/01/2010
Google VS Cina, il day after -
07/01/2010
Intermediari in cerca d'autore -
24/12/2009
La PEC e l'identificazione del titolare -
23/12/2009
Firefox 3.5, il più popolare tra i browser -
02/12/2009
Facebook: più privacy per tutti -
26/11/2009
Quando Blu-ray incontra USB 3.0 -
20/11/2009
Meloni: un nuovo diritto d'autore -
10/11/2009
Prima la banda e poi la PA digitale -
06/11/2009
Skype, pace fatta -
05/11/2009
Banda larga: arrivederci al 2011 -
30/10/2009
Le DirectX 11 anche in Windows Vista -
26/10/2009
Caricabatterie universale, anche l'ONU dice OK -
22/10/2009
Piacere, mi chiamo Seven -
21/10/2009
Il primo Eee PC da 12 pollici -
16/10/2009
NoLogo/ Il marketing e la banda finlandese -
14/10/2009
Microsoft sgancia un grappolo di patch -
12/10/2009
L'Europa a caccia di spam -
09/10/2009
Si può filtrare la rete ? -
09/10/2009
Microsoft, in arrivo una pioggia di patch -
07/10/2009
Crisi? La pubblicità online sta bene -
05/10/2009
I Pirati non si comprano. E navigano verso Est -
28/09/2009
Niente più carta per un dominio italiano -
25/09/2009
PA e Microsoft per l'istruzione -
21/09/2009
YouTube, una vetrina per le major -
17/09/2009
Phishing via chat, malware via web 2.0 -
15/09/2009
Svizzera: Street View non ci piace -
14/09/2009
Cellulari, la portabilita' e' sancita -
10/09/2009
Germania, l'elettricità è fatta in casa -
07/09/2009
Google, un algoritmo ecologico -
04/09/2009
Office, Word è salvo. Per ora -
31/08/2009
Contrappunti/ La politica di Facebook -
28/08/2009
Yahoo!: il video lo vedi da noi -
17/08/2009
Malati di Facebook? No, per 'colpa' di Facebook -
07/08/2009
Il giovedì nero dei social network -
06/08/2009
Murdoch: tutto ha un prezzo -
05/08/2009
Facebook e il grid computing -
03/08/2009
Contrappunti/ La disintossicazione digitale -
31/07/2009
Windows 7 e' gia' craccato -
29/07/2009
Microsoft, ecco le patch salva Windows -
27/07/2009
La microSD connette -
22/07/2009
Firefox 3.7, bottoni e trasparenze per tutti -
20/07/2009
Il Decreto Sviluppo si abbatte sui domini -
14/07/2009
Facebook, un affare da 6,5 miliardi -
10/07/2009
Ora Google Maps sa dove sei -
08/07/2009
IE inciampa su un ActiveX fallato -
26/06/2009
Servizio posta certificata per le P.A. -
26/06/2009
Il Web rende piu' della TV -
24/06/2009
Facebook e privacy, binomio imperfetto -
22/06/2009
Contrappunti/ L'Iran è sul Web -
15/06/2009
Non basta un IP per fare un pirata -
12/06/2009
YouTube, crocevia dei social network -
11/06/2009
Chiuso per rettifica -
04/06/2009
Pechino silenzia la rete cinese -
19/05/2009
Google libera i marchi altrui -
13/05/2009
Software, i numeri del sommerso -
07/05/2009
SIAE libera gli autori? -
17/04/2009
Bollini SIAE, un vero ritorno? -
08/04/2009
Design partecipativo per i Ministero di Giustizia -
31/03/2009
Firefox sistema le falle zero-day -
30/03/2009
San Martino pieve dell'aucia
