25/02/2010 -
CONSIGLI L'OPEN? SEI NEMICO DEL COPYRIGHT
L'International Intellectual Property Alliance, organizzazione globale a tutela del copyright con base negli Stati Uniti, ha espressamente consigliato all'Office of the United States Trade Representative di tenere sotto osservazione l'Indonesia, il Brasile e l'India, e di annoverarli nella lista dei paesi pericolosi per il diritto d'autore. A far discutere è soprattutto il motivo di questa richiesta, ovverosia che i summenzionati paesi (e l'Indonesia in particolare) stanno ricorrendo a politiche di adozione del software open source in sostituzione di quello proprietario e a pagamento.
Ogni anno l'USTR pubblica la Special 301 watchlist, in cui l'agenzia governativa - che in questi anni si è prodigata per l'estensione delle leggi sulla proprietà intellettuale in tutto mondo - segnala i paesi che fanno poco o nulla per impedire le infrazioni del diritto d'autore nel tentativo di verificare l'efficacia delle politiche di contrasto ed educazione al rispetto del copyright.
Nelle raccomandazioni messe insieme da IIPA per il rapporto Special 301 di quest'anno rientrano appunto i paesi già citati, colpevoli di voler promuovere il software FOSS regolato dalla licenza GPL invece di quello proprietario con licenza commerciale. In particolare secondo IIPA l'Indonesia "indebolisce l'industria del software" con le sue raccomandazioni alle agenzie governative e "non collabora per costruire il rispetto per i diritti della proprietà intellettuale". Oltre alla riduzione dei costi di gestione, l'Indonesia parla del software open come di un buon modo di ridurre il tasso di utilizzo di software contraffatto da parte degli ufficiali governativi.
Nel paese asiatico la pirateria digitale è rampante, dice IIPA, e le circolari ministeriali diramate fra le varie istituzioni (che non avrebbero carattere impositivo ma sarebbero appunto solo dei consigli su quale tipo di software adottare) sono l'ultima goccia che fa traboccare il vaso della pazienza dei mogol del copyright mondiale. A IIPA non interessa nemmeno che la bizzarra, ironica conseguenza delle sue affermazioni implichi che il tentativo dell'Indonesia di ridurre l'infrazione del copyright si trasformi in quello che viene descritto come un vero e proprio incoraggiamento a perpetuare suddetta infrazione.
Ossimori logici a parte, contro le invettive di IIPA e il processo di revisione del rapporto Special 301 si sono schierate apertamente Electronic Frontier Foundation e Public Knowledge. L'obiettivo delle due organizzazione che si battono per i diritti digitali è quello di costringere l'USTR a prevedere che il rapporto passi lo scrutinio di organizzazioni indipendenti dalle lobby del copyright, un meccanismo di verifica che "non solo aumenterebbe la credibilità del processo, ma migliorerebbe anche il rispetto per gli Stati Uniti nei paesi esteri".
Alfonso Maruccia
Fonte : Punto Informatico
Ogni anno l'USTR pubblica la Special 301 watchlist, in cui l'agenzia governativa - che in questi anni si è prodigata per l'estensione delle leggi sulla proprietà intellettuale in tutto mondo - segnala i paesi che fanno poco o nulla per impedire le infrazioni del diritto d'autore nel tentativo di verificare l'efficacia delle politiche di contrasto ed educazione al rispetto del copyright.
Nelle raccomandazioni messe insieme da IIPA per il rapporto Special 301 di quest'anno rientrano appunto i paesi già citati, colpevoli di voler promuovere il software FOSS regolato dalla licenza GPL invece di quello proprietario con licenza commerciale. In particolare secondo IIPA l'Indonesia "indebolisce l'industria del software" con le sue raccomandazioni alle agenzie governative e "non collabora per costruire il rispetto per i diritti della proprietà intellettuale". Oltre alla riduzione dei costi di gestione, l'Indonesia parla del software open come di un buon modo di ridurre il tasso di utilizzo di software contraffatto da parte degli ufficiali governativi.
Nel paese asiatico la pirateria digitale è rampante, dice IIPA, e le circolari ministeriali diramate fra le varie istituzioni (che non avrebbero carattere impositivo ma sarebbero appunto solo dei consigli su quale tipo di software adottare) sono l'ultima goccia che fa traboccare il vaso della pazienza dei mogol del copyright mondiale. A IIPA non interessa nemmeno che la bizzarra, ironica conseguenza delle sue affermazioni implichi che il tentativo dell'Indonesia di ridurre l'infrazione del copyright si trasformi in quello che viene descritto come un vero e proprio incoraggiamento a perpetuare suddetta infrazione.
Ossimori logici a parte, contro le invettive di IIPA e il processo di revisione del rapporto Special 301 si sono schierate apertamente Electronic Frontier Foundation e Public Knowledge. L'obiettivo delle due organizzazione che si battono per i diritti digitali è quello di costringere l'USTR a prevedere che il rapporto passi lo scrutinio di organizzazioni indipendenti dalle lobby del copyright, un meccanismo di verifica che "non solo aumenterebbe la credibilità del processo, ma migliorerebbe anche il rispetto per gli Stati Uniti nei paesi esteri".
Alfonso Maruccia
Fonte : Punto Informatico
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